La montagna e la città – seconda parte
Tra le molte attività che svolgo in quota, quella che mi regala le soddisfazioni più profonde è l’accoglienza: aprire le porte della montagna a persone provenienti da ogni parte del mondo, offrire loro spazi naturali, silenzio, buon cibo e, soprattutto, un modo diverso di stare al mondo.
Sono curioso per indole. Mi piace raccontare aneddoti, suggerire sentieri, condividere storie tramandate dai miei nonni. Ma, più di tutto, amo ascoltare. Da sempre cerco di capire cosa spinga le persone a salire fin quassù, a cercare in montagna qualcosa che altrove sembra mancare.
Se dovessi riassumere in modo semplice le paure e le inquietudini che spesso emergono nei racconti dei miei ospiti, direi così: aria irrespirabile, traffico costante, frenesia, rumore, troppo cemento, alienazione, caldo soffocante, cimici e zanzare, troppe regole oppure troppo poche. E poi il distacco tra le persone, la criminalità, la sensazione di correre ogni giorno verso un traguardo che nessuno riesce più a vedere.
A partire da queste riflessioni -raccolte con pazienza negli anni, giorno dopo giorno, chiacchierando con chi arriva- ho cercato, nel mio piccolo, di offrire un rifugio. Un luogo semplice ma autentico, dove poter alleggerire, anche solo per un fine settimana, quella stanchezza invisibile che molti si portano dentro senza nemmeno rendersene conto.
E mi chiedo, spesso: non sarà proprio questa la paura più grande? Abbandonare le comodità che ci hanno costruito addosso, come una seconda pelle, per renderci più docili, più mansueti dentro un recinto.
Quante di quelle stesse comodità ci siamo portati anche in montagna? E quante, davvero, ci rendono più felici? Forse è proprio da qui che dovremmo ripartire: dall’idea che la felicità non coincide sempre con la comodità. Perché certe fatiche, certi silenzi, certe scomodità -quelle vere- sanno restituirci qualcosa che nessuna città potrà mai costruire.
Nelle prossime pagine esploreremo insieme alcuni aspetti che ci rendono davvero felici. Proprio come in un’escursione in montagna, saliremo dolcemente, passo dopo passo, seguendo un sentiero fatto di riflessioni, piccoli accorgimenti e aneddoti raccolti lungo il cammino.
A volte ci troveremo a schivare qualche ostacolo, magari un muro di abitudini o di paure, ma senza fretta e senza forzature, raggiungeremo la cima: quella vetta interiore dove la gioia si fa più nitida, più vera.
La città, con la sua frenesia e i suoi confini invisibili, ci ha abituati a un ritmo serrato e a uno stile di vita che spesso ci imprigiona più di quanto immaginiamo. Ma cosa succede quando decidiamo di allontanarci da questi recinti? Quando, come in montagna, rallentiamo il passo e apriamo gli occhi a una nuova realtà? Come una guida alpina vi porterò a scoprire le valli e i boschi che non sono solo paesaggi, ma maestri di vita, custodi di antichi equilibri e testimoni di storie da ascoltare con il cuore.
Daniele Pieiller, capitolo Il Bosco dal libro “Camminando le Terre Alte”