Le due montagne
Prima di tutto, però, lasciate che vi racconti come ho conosciuto la montagna. O meglio, le montagne. Sì, perché in questa storia ce ne sono due e ciascuna ha lasciato in me un’impronta diversa, profonda, indelebile.
Parlerò di questo tema cercando, per quanto possibile, di mantenere uno sguardo poetico ma onesto, evitando un’eccessiva idealizzazione di “mia” montagna. Anche se, lo ammetto, spesso cadrò in tentazione perché, come potete ben immaginare, sono quasi cinquant’anni che mi diverto, lavoro e cresco i miei figli su queste terre alte.
Lo dichiaro senza remore: sono un testimone di parte. Lontano -mio malgrado- dal mondo degli intellettuali, eviterò grandi citazioni colte, forse vi proporrò qualche frase dei miei nonni o dei miei genitori, che per me valgono come aforismi antichi. Cercherò anche di non esagerare con quella spiritualità verticale dell’uomo che, salendo, eleva corpo e anima (anche se, in fondo, ci credo!).
Più semplicemente, proverò a offrirvi il mio sguardo: quello di un montanaro moderno.
E allora eccomi, pronto a raccontarvi le due montagne che ho conosciuto e vissuto a fondo.
Ma partiamo dal mio girovagare per monti. Tutto è iniziato in seguito a un episodio traumatico: un incidente durante una gara di slittino, sport tradizionale delle terre alpine, praticato ben prima che lo sci conquistasse le masse. Oggi, in Italia, lo slittino sopravvive soprattutto in Alto Adige e -in forma più timida- anche in Valle d’Aosta.
Dopo quel grave incidente in cui ho rischiato la vita, sorprendentemente, non ho abbandonato lo sport. Anzi: una volta ripresomi, sono tornato sulla pista fino a entrare nella Nazionale Italiana ma con uno sguardo un po’ diverso da quello di un atleta puramente agonista. Essendo una disciplina lontana dai riflettori e dai grandi interessi economici, anche ai massimi livelli l’ambiente restava semplice, genuino, quasi familiare. Le piste erano quasi sempre dislocate in luoghi remoti, fuori dai grandi comprensori sciistici, là dove la montagna conserva ancora la sua voce autentica.
In pochi anni, grazie allo slittino, ho avuto l’occasione di visitare terre alte in diverse nazioni e continenti. Poi, finito l’inverno passato a sfrecciare tra le montagne -e nei ritagli a studiare un po’- arrivava l’estate. Come molti ragazzi valdostani, cercavo lavori stagionali: lavapiatti e aiutocuoco nei ristoranti, porteur nei rifugi alpini, boscaiolo, e molto altro ancora.
Poco più che ventenne, la mia carriera da slittinista è finita bruscamente. Il mio carattere impulsivo, poco incline alle regole e allergico a certi meccanismi che percepivo come ingiusti e corrotti, mi ha portato a un’uscita di scena non proprio serena.
L’esperienza di quegli anni mi ha permesso comunque di conoscere e confrontare tantissime località di montagna. Ben presto ho incontrato la prima montagna. Quella più silenziosa, fatta non di gare ma di attese, non di velocità ma di cammini…
Daniele Pieiller, capitolo Il Bosco dal libro “Camminando le Terre Alte”