La montagna “platinata” – seconda parte
È nata così una monocultura dello sci, in cui ogni vallata cercava il proprio skilift, la propria seggiovia, il proprio brand. Per un periodo, è sembrato davvero l’unico modo per far sopravvivere le terre alte.
Questa corsa alla comodità, però, comportava un prezzo: la montagna doveva essere modellata, addomesticata, “trattata” per diventare più simile al mondo da cui molti volevano, in apparenza, fuggire ma senza perdere le comodità che ormai creavano quasi una dipendenza.
Per molti sciatori di oggi, abituati a salire in funivia e scendere su piste perfettamente preparate, la montagna è una splendida cornice, ideale per foto da condividere, ma raramente oggetto di vera conoscenza.
Solo una piccola percentuale, tra loro, conosce davvero la storia, le fatiche, l’identità profonda di quei luoghi.
Intorno alla montagna platinata si è creato un indotto impressionante, che giustifica ogni scelta in nome dello sviluppo economico, spesso senza porsi troppe domande.
L’agricoltura, in questi contesti, è spesso passata in secondo piano, sacrificata a favore del nuovo turismo.
La passione per lo sci da discesa resta fortissima: molte persone sono disposte ad affrontare ore di coda, costosi skipass, traffico e caos pur di scivolare per qualche ora tra curve e panorami straordinari.
C’è chi ama questo ambiente esattamente così com’è: affollato, rumoroso, vivace, rassicurante nella sua prevedibilità.
Così, per semplificare un po’ -senza pretendere di ridurre tutto a due categorie- potremmo dire che esistono due tipi di frequentatori dei grandi comprensori sciistici: quelli che tollerano tutto pur di scivolare e quelli che cercano la massa, perché lì si sentono a casa.
In questa parte del libro non ho bisogno di suggerirvi mete particolari: questi luoghi sono ampiamente pubblicizzati, ben noti, accessibili.
Courmayeur, La Thuile, Valtournenche-Cervinia, il comprensorio del Monte Rosa… qui troverete svago di ogni genere, shopping, après-ski, ristoranti di tendenza e impianti modernissimi. Ma non solo.
Se saprete ascoltarla bene, la montagna -anche quella platinata- ha ancora qualcosa da raccontare.
Io le ho volute distinguere nettamente per facilitare il mio racconto ma è logico che anche in quella platinata potrete trovare degli angoli magnifici lontani dal caos, dei bravissimi agricoltori e dei veri montanari felici di preservare tradizioni e saperi importanti.
Ma adesso è arrivato il momento di parlare dell’altra Montagna.
Quella che ho scelto per vivere e lavorare, quella che sento più mia, quella che non si lascia facilmente promuovere con le solite immagini da cartolina, non ha numeri da esibire, non ha influencer in cima ai rifugi, né musica ad alto volume tra i boschi. Ha però tempo, silenzio, fatica, respiro.
Daniele Pieiller, capitolo Il Bosco dal libro “Camminando le Terre Alte”