I pascoli – parte decima

Il blog

Rebel Park

22 Agosto 2026

Selvaticità – parte prima

Anche se non abbiamo toccato tutto in maniera esaustiva, qualcosa l’abbiamo sfatato: l’idea che la montagna sia fatta solo di grandi nomi, stazioni turistiche affollate e pacchetti preconfezionati.

La verità è che divertirsi, stare bene con i propri cari, sognare, scoprire il bello del mondo e di sé stessi, riequilibrarsi con la
natura, socializzare o perfino aumentare l’adrenalina sono tutte cose che si possono trovare, in abbondanza, anche nei luoghi più silenziosi e meno frequentati delle nostre montagne.

Eppure, il turista medio finisce quasi sempre per scegliere una destinazione blasonata.

Perché la comunicazione turistica spinge in quella direzione: spot pubblicitari, siti web, social media e riviste mostrano località famose, facili da raggiungere, servite da grandi infrastrutture.

La convinzione diffusa è che questi siano anche i luoghi “più belli”. Vi assicuro che non è così o perlomeno non è sempre così. Sicuramente non per tutti.

Molti scelgono per esempio località sciistiche famose in inverno, convinti che siano perfette anche d’estate, salvo poi trovarsi con troppi scavatori intenti a ripristinare un impianto di innevamento o in cattedrali del deserto senza anima, è questo il caso di alcune località nate esclusivamente ad uso e consumo dello sci da discesa.

Altri immaginano una vacanza tra boschi silenziosi e cervi al pascolo, e si ritrovano in mezzo alla folla, sui sentieri più fotografati d’Italia.

Quello che vediamo nelle pubblicità -neve immacolata, silenzio, aria pura, animali selvatici- è reale. Solo che è più difficile da trovare nei luoghi di massa.

Quando iniziate a pianificare la vacanza, il primo passo è quasi sempre una ricerca online, oppure ci si affida al passaparola.

Ma in rete, come sappiamo, vince chi paga di più, chi ha un buon ufficio marketing, non chi ha il bosco più bello o l’alpeggio più autentico.

Le agenzie di viaggio fanno fatica a lavorare con piccole realtà sparse, e quindi vi proporranno sempre gli stessi nomi.

Il passaparola resta lo strumento più prezioso. Anche se -è vero- si parla poco dei luoghi come Bionaz. Ma chi li scopre, li porta nel cuore.

Il mio consiglio? Imparate a cercare meglio. Su internet si trovano piccoli tesori, se si usano le parole giuste.

Ci sono guide cartacee, come Altra Montagna promossa da AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile), che indicano itinerari e realtà fuori dal turismo di massa.

Anche nelle grandi destinazioni turistiche, con un po’ di pazienza, si possono scoprire angoli nascosti e strutture sincere. Nella “mia” Valtournenche, ad esempio, un punto davvero magico da cui ammirare il Cervino è Cheney, lontano dal caos.

Daniele Pieiller, capitolo I Pascoli dal libro “Camminando le Terre Alte”