Scarpette e scarponi – parte seconda
Qualche anno fa, in una trasmissione RAI molto seguita, vidi con stupore un servizio in cui si raccontava la salita record di un noto atleta sul Cervino.
Correva in scarpe da ginnastica, con una leggerezza quasi irreale, superando pareti e creste in pochi minuti. Il pubblico in studio era in visibilio, il conduttore entusiasta.
Il gesto atletico era senza dubbio straordinario: preparazione fisica eccellente, tecnica, coraggio. Ma la narrazione era fuorviante.
Non si spiegava il lavoro dietro: le ricognizioni in elicottero, gli amici lungo il percorso, il controllo maniacale di ogni dettaglio.
Non si diceva che nessuno, nemmeno l’atleta più forte del mondo, può salire il Cervino di corsa in scarpe da ginnastica alla prima ascensione e da solo.
Si offriva al grande pubblico una montagna spettacolarizzata, irraggiungibile per i più, che alimenta sogni sbagliati e a volte pericolosi. Secondo me, è stata resa banale una salita alpinistica importante.
Spesso, dietro queste gare, ci sono investimenti pubblici importanti, con la giustificazione della promozione turistica. Ma i risultati?
Vi porto un esempio concreto, tratto dalla mia esperienza diretta.
Qualche anno fa, un Comune della nostra valle stanziò 11.000 euro per organizzare una corsa in montagna.
Il contributo servì in gran parte per noleggiare un elicottero, trasportare personale, attrezzare i punti di soccorso, garantire i cambi per gli atleti e preparare i pacchi gara. Parteciparono circa 250 atleti, accompagnati da amici e parenti.
In tutto forse 300 persone. Il padiglione della Pro Loco servì pranzi per tutti, generando un piccolo indotto. A occhio e croce, l’effetto economico sul territorio fu di circa 2.000 euro. La risonanza mediatica? Tre giornali locali e un breve servizio al telegiornale regionale.
Poco dopo, la nostra associazione NaturaValp ha organizzato un’escursione di cinque giorni con asini e muli per il trasporto dei bagagli. Un itinerario lento, da Aosta fino a due rifugi nella testata della Valpelline.
I partecipanti sono stati 41, divisi in due gruppi. Ognuno ha pagato 800 euro, per un totale di circa 37.000 euro di indotto diretto.
In più, ne hanno parlato circa 80 testate giornalistiche, alcune estere, oltre a un bel servizio televisivo. E per mesi ci sono state richieste, contatti, interesse.
Due approcci diversi: il primo rumoroso, veloce, effimero, il secondo silenzioso, radicato, efficace.
Capite cosa intendo?
Il successo immediato, il colpo d’occhio, il pubblico in piazza: tutto questo fa comodo agli amministratori locali, che devono giustificare gli investimenti. La musica alta, gli striscioni, gli atleti sudati creano l’impressione di “evento riuscito” e tutti sono contenti.
Noi che siamo passati lungo i sentieri con i nostri asini non ci siamo fatti notare troppo dalle comunità che abbiamo attraversato e di conseguenza siamo stati d’esempio per poche persone.
Quindi nonostante l’indotto economico e il ritorno promozionale fosse di gran lunga maggiore l’impressione era tutta un’altra.
Daniele Pieiller, capitolo I Pascoli dal libro “Camminando le Terre Alte”