I pascoli – parte terza

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Rebel Park

29 Giugno 2026

La montagna sincera – parte terza

All’inizio della mia giovinezza ero attratto solo dalle vette. Volevo salire, conquistare, esplorare i ghiacciai, toccare la roccia.

Passavo oltre i prati, i boschi, i laghi: erano “già visti”. Ma un giorno, con i miei figli, ho preso due asini, abbiamo caricato le
tende e ci siamo addentrati nella Valle di Montagnaye. Cercavamo gnomi, folletti. Abbiamo trovato molto di più.

È stato come rimettere gli occhiali della meraviglia. Ho visto per la prima volta ruscelli che avevo attraversato mille volte.

Ho scoperto farfalle che non avevo mai notato. Un larice colpito da un fulmine sembrava scolpito dalla mano di un artista. I miei figli mi hanno fatto rallentare lo sguardo.

E quando ho iniziato a notare anche da solo, senza il loro aiuto, ho capito che ero tornato bambino.

È stato lì che ho riscoperto la felicità senza comodità. Ma attenzione: non è tutto romantico.

Questa montagna può essere severa, persino arrogante. Qui le farmacie sono lontane, non ci sono discoteche, né cinema. I sentieri sono ripidi, a volte stretti, e non ci sono molte strade.

I pascoli sono ancora pieni di mucche, e ogni tanto, d’inverno, una valanga può isolare il paese per giorni.
Non è una montagna per tutti.

È una montagna che non ti vizia, ma ti educa. Che ti toglie alcune comodità per restituirti qualcosa di più profondo: la consapevolezza di essere parte del mondo, non sopra di esso.

Daniele Pieiller, capitolo I Pascoli dal libro “Camminando le Terre Alte”